Rosso sangue: per uno stile di vita (ever)green

La Palermo Vegetariana ⋅ Comunicazioni, Cultura antispecista, Ecologia e mondo veg, Storie di vite veg ⋅ 5 marzo 2015 ⋅ Versione per Stampa

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Oggi vi parliamo di una tesi di laurea molto speciale, che è stata discussa il 5 marzo 2015 ai Cantieri Culturali della Zisa dove hanno sede alcuni locali dell’Accademia delle Belle Arti.
L’autrice si chiama Nicolina La Ciura, una studentessa vegana che, coraggiosamente, ha sfruttato l’occasione della sua laurea per veicolare dei contenuti animalisti.
Gli animalisti più spesso si occupano di allevamenti intensivi, sfruttamento delle risorse ittiche, e morìa delle api. Ma pochi finora si sono interessati alle cocciniglie, minuscoli insetti color rosso vivo, che vengono sterminate a centinaia di milioni, perché contenute nel colorante E120.
Esso è presente in moltissimi alimenti dall’aspetto del tutto innocente: caramelline, succhi all’arancia rossa, aperitivi e tanto altro.
Provate a leggere l’etichetta dell’alimento di colore rosso più vicino a voi: probabilmente troverete la presenza di questo colorante naturale.
Perché è naturale, non c’è che dire.
In genere questa informazione viene accolta con una certa incredulità, e viene scambiata per una leggenda metropolitana.
Ma è tutto vero. Basta cercare su Wikipedia “colorante cocciniglia” e se ne ha la conferma.
Veniamo anche informati che che occorrono 70.000 di questi esserini per formare circa 500 gr di colorante E120.
L’idea di Nicolina è stata quella di creare un colore rosso vivo che ha chiamato “rosso sangue”, come il titolo della tesi.
Appare evidente come la parola “sangue” evochi tutto un universo simbolico che in tutta la storia umana ha avuto una valenza fortissima, per la sua caratteristica di essere contemporaneamente simbolo di vita e di morte.
Dalle prime osservazioni dei nostri progenitori (quando il sangue scorre via copioso la vita abbandona il corpo), al battesimo di sangue detto Taurobolio, praticato in Asia Minore, dove l’iniziato veniva inondato dal sangue di un toro sgozzato sopra di lui, fino alla medicina medievale dove, almeno fino al XVIII sec, il sangue veniva considerato il “padre di tutti gli umori”, durante i millenni il suo mistero ha stimolato una vena inesauribile di miti, leggende, fantasie, superstizioni e tabù.
Da tempo ormai è diventato un affare privato di un ramo del sapere medico, l’ematologia.
Non ha mai smesso però di esercitare il suo fascino.
Ma torniamo a Nicolina.
Per realizzare quattro barattoli di questo colorante che, con altro materiale cartaceo ed informatico, sono stati presentati all’esame di laurea, la tesista ha dovuto impiegare numerosi ingredienti, tre dei quali “cattivi”: la già citata cocciniglia, la gelatina alimentare (contenete anch’essa parti di animali), e il miele; quest’ultimo ingrediente ha anche fornito lo spunto per accennare al grande problema del numero api che va vistosamente diminuendo.
Ma come fa una ragazza vegana convinta ad usare questi ingredienti di derivazione animale? Ed infatti questa è la prima domanda che facciamo a Nicolina (creatura peraltro di rara bellezza). Senza nascondere la difficoltà morale di quest’azione sicuramente sofferta, la nostra nuova amica difende la sua scelta.
Premettendo che ha adoperato la quantità minima possibile per realizzare quattro barattoli (e meno di quattro non si poteva per motivi di segreteria interni all’università), Nicolina afferma con decisione che bisogna che la gente impatti con la realtà, e la realtà è questa. “Se vuoi parlare della guerra e far capire cos’è”, argomenta la nostra amica, ”devi per forza mostrarne le immagini”. Afferma poi di essere stata sostenuta da una frase del Mahatma Gandhi: “Nulla si ottiene senza sacrificio e coraggio […].
Chi ha ragione ed è capace di soffrire, alla fine vince”. Sono riflessioni che lasciano il segno.
La tesi non si esaurisce ovviamente nei quattro barattoli di colore, ma si articola nella creazione di un logo di una mano insanguinata, nella realizzazione di adesivi recanti questo logo,
e nella loro futura diffusione , nell’ambito di una una campagna di sensibilizzazione che sfrutta una tipologia di comunicazione detta “non convenzionale”, il guerrilla marketing.
Si tratta di un insieme di tecniche di comunicazione a basso costo, che mirano a promuovere un prodotto attraverso l’utilizzo di espedienti alternativi, finalizzati a sorprendere il pubblico e ad attirare l’attenzione dei media.
Non è escluso che presto vedremo molti di questi adesivi nella nostra città.
Per partecipare a questa campagna come volontari, per dare un contributo anche economico alla realizzazione di questo progetto, o solo per conoscerlo tutto (perché c’è dell’altro!),
potete visitare il sito www.rossosangue.org.
Nicolina ha anche ideato e fatto stampare dei biglietti da visita “polifunzionali”: oltre a recare il suo nome, la e-mail ed il telefono, questi innovativi biglietti riportano la lista completa dei coloranti e degli additivi di sicura origine animale.
Ne riportiamo qui la lista: E120, E441, E542, E901, E904, E910, E920, E921, E966.
Copiate questa lista e portatela sempre con voi!!

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