La Palermo Vegetariana ospite alla lectio magistralis del prof. Franco Berrino

Lucia Russo ⋅ Comunicazioni, Ecologia e mondo veg ⋅ 8 febbraio 2017 ⋅ Versione per Stampa

Ho avuto il privilegio di conoscere di persona il prof. Franco Berrino alla Lectio Magistralis tenutasi all’Istituto alberghiero di Erice.

L’impressione che resta dopo averlo ascoltato per ore (e senza mai stancarsi) è quella di un uomo a tutto tondo, attento come pochi alle problematiche dell’ambiente, che, ad esempio, non compra più fiori (a meno di non essere sicuro della provenienza) perché sa che queste colture stanno devastando grandi aree nel centro dell’Africa, consumando le già scarse risorse idriche dei territori.

Un uomo che riconosce l’importanza della vita spirituale, citando uno studio eseguito su una vastissima campionatura che rivela come chi pratica con regolarità meditazione o preghiera si ammali molto meno di neoplasie e malattie degenerative.

Capace di provare entusiasmo, durante la dimostrazione pratica dello chef, per la bellezza delle verdure: “Il carciofo è una cattedrale gotica!” Esclama.

 

La prima parte della giornata è dedicata ai cereali ed ai legumi, base alimentare per quasi tutti i popoli della Terra prima dell’avvento dell’era industriale. Con il suggerimento, per noi vegani ovvio, di basare la propria alimentazione su cibo di origine vegetale non trattato industrialmente.

Ribadisce l’importanza delle fibre, mostrando le tabelle di uno studio che evidenziava come perfino i grandi fumatori che consumavano fibre quotidianamente, vedevano calare drasticamente il rischio di ammalarsi di cancro ai polmoni.

Ci informa anche che chi mangia più proteine ingrassa di più, anche se non si è capito bene il meccanismo che determina questo processo; ma studi fatti su una campionatura di ben 500000 persone lo hanno dimostrato in maniera incontrovertibile. Dunque le diete a base di proteine, tipo la Duncan, fanno sì dimagrire inizialmente, ma avvelenano il corpo, a volte irrimediabilmente.

 

Il pomeriggio viene dedicato quasi interamente all’alimentazione in età pediatrica.

Il professore parte da lontano. Cita importanti studi di epigenetica dove viene dimostrato che perfino alla terza generazione i nipoti possono risentire dell’input dei nonni. Parla a lungo del DNA. Nessuno lo può cambiare, ma su di esso è possibile intervenire; possiamo silenziare un gene oppure attivarlo a seconda di come ci nutriamo.

La cura dell’alimentazione del bambino comunque comincia in gravidanza: le scelte alimentari della gestante possono influire sulle future scelte del nascituro; è probabile che quello che si mangia durante la gestazione sarà quello che piacerà al bambino.

Ma anche il primo anno è fondamentale. Quello che mangia il bambino nel primo anno di vita gli piacerà sempre. Per questo è meglio non dargli lo zucchero nei primi anni di vita. Il sapore dolce che il bambino conosce è quello del latte materno, di cui il Nostro non si stanca di sottolineare l’importanza.

Nel secondo anno di vita si possono cominciare ad introdurre le fibre, crema di riso integrale o di orzo. Queste ultime è meglio farle in casa perché alcuni nutrienti in esse contenuti possono ossidare o denaturare. Dà anche la ricetta: una tazza di riso, dieci tazze di acqua, fare cuocere a lungo e passare al setaccio o passaverdure.

Dice poi quello che già noi sappiamo. Non dare latte ai bambini, non ce n’è bisogno, (a meno che il piccolo non presenti un deficit di crescita importante) e questo per due ragioni. La prima è che è troppo proteico, contiene infatti circa il quadruplo delle proteine presenti nel latte materno. La seconda è che è stato rilevato che i bambini cresciuti con grandi quantità di latte hanno maggiori probabilità di diventare obesi.

Si torna così a quanto detto nella mattina: le proteine fanno ingrassare, e purtroppo nei medici dell’età pediatrica è rimasta questa propensione a dare troppe proteine. Retaggio questo di una cultura d’anteguerra, dove la popolazione era spesso sottoalimentata ed in carenza di proteine.

Come invogliare i bambini a mangiare le verdure? Rendendole creative e divertenti, e quando è possibile coinvolgendoli nella preparazione. Racconta di un corso di cucina per bambini in cui i piccoli cucinavano per i genitori: il primo piatto consisteva nella “zuppa di Shrek” che altro non era se non crema di piselli! E poi si possono proporre polpettine vegetali, verdure in pastella, anche fritte in olio d’oliva; si può fare tranquillamente, anche se non tutti i giorni.

Ma la conclusione è questa: “Se vogliamo che i bambini migliorino l’alimentazione, dobbiamo cominciare a migliorare la nostra”.

 

E ci ricorda infine il potere che abbiamo: “Abbiamo il potere di rinunciare a consumi inutili, di renderci consapevoli dei problemi che affliggono la Madre Terra, di non pensare che siano gli altri a dover fare qualcosa, di cominciare da noi. Perché i grandi sistemi sono fatti da piccoli sistemi: le singole persone, le famiglie, il contesto sociale. Siamo ospiti su questo pianeta, prendiamocene cura, è la nostra casa”.

 

Un ringraziamento particolare alla professoressa e amica Pina Mandina, preside dell’Istituo Alberghiero di Erice, per avermi fatto questo regalo.

 

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