Il miglior regalo di un padre

Giuseppe PappalardoStorie di vite veg ⋅ 24 febbraio 2011 ⋅

Da bambino sentivo già che c’era qualcosa che non andava nell’uccidere gli animali per cibarsene. Forse i discorsi che mi faceva mio nonno avevano influito sul mio precoce punto di vista. Lui la carne la mangiava, ma ripeteva spesso che era una crudeltà e che una volta lui da ragazzo scappò nel vedere come veniva sgozzato un agnellino. Io queste sue considerazioni le incameravo nella memoria ed ogni tanto affioravano alla mia ancora tenera coscienza. Così passai l’adolescenza, la giovinezza… divenni uomo, ma questo tarlo mi rodeva sempre dentro. Finchè all’età di 45 anni avvenne la svolta!

In quel periodo mi prendevo cura, assieme a mia moglie e con la partecipazione dei miei due figli, di bambini e ragazzi immigrati che vivacchiavano ai semafori di Catania. Era la compassione che ci spingeva a far qualcosa per loro… Io non sopportavo che dei bambini dovessero faticare giornate intere a lavare i vetri delle auto prendendosi spesso degli insulti e anche peggio. Così sentivamo il bisogno di non farli sentire soli nella nostra città: almeno una volta a settimana portavo loro dei dolci, certe domeniche li invitavamo a pranzo a casa nostra e poi nel pomeriggio li portavamo a giocare alle giostre.

Mi chiederete a questo punto: «Ma cosa c’entra questo col vegetarismo?» Per non farla lunga, seppi che due ragazzi marocchini avevano un “padre padrone” che non solo li sfruttava mandandoli a mendicare ai semafori, ma li trattava male e li picchiava, mentre lui se la spassava nei bar ad ubriacarsi di birra e andando a prostitute; non mandava neppure soldi alla moglie rimasta sola in Marocco con gli altri figli. Quando seppi tutto questo, presi la decisione di intervenire e decisi di affrontare l’uomo con l’idea di aiutarlo a capire che sbagliava.

Pregavo tanto Dio per avere ispirazione, per capire come potevo aiutare quest’uomo, ma senza ferirlo. Dio mi diede delle risposte (ovviamente indirette). Ad esempio un giorno, mentre pensavo a tutto questo, vidi un quadretto-souvenir dove si leggeva “Il miglior regalo che un padre può fare ai propri figli è quello di amare la loro madre”. Ne fui incoraggiato e decisi di prepararmi all’incontro con la preghiera per chiedere a Dio ulteriori ispirazioni. Fu così che mi balenò in mente l’idea che, per poter pregare efficacemente e ricevere aiuto divino, almeno la settimana prima dell’incontro con quell’uomo dovevo mantenermi puro e astenermi dal consumo di carne: così feci. Decisi inoltre che, nel caso l’uomo avesse risposto violentemente, io avrei incassato senza reagire secondo i principi gandhiani.

Incontrai quell’uomo in un bar mentre consumava una birra. Mi presentai e gli dissi col cuore tutto ciò che pensavo, anche la frase che avevo letto nel quadretto. Lui reagì molto positivamente e una sera venne volentieri a cena a casa mia assieme ai suoi due figli.

Passata la settimana avrei anche potuto riprendere a mangiare carne, dal momento che il mio voto si riferiva solo a quei sette giorni. Ma accadde che da allora non riuscii più a mangiarne. Non ne avevo affatto voglia! Insomma, senza fare alcun sacrificio e senza alcuna rinuncia, semplicemente non mi andava più di mangiare carne. A quel punto capii che il miracolo Dio lo aveva regalato soprattutto a me, oltre che a quell’uomo. Sono trascorsi da allora più di 15 anni!

Prima, quando mi nutrivo di carne, a volte pensavo che non fosse etico nutrirmi della sofferenza di un animale, tuttavia ritenevo che la mia eventuale scelta vegetariana sarebbe stata una scelta difficile e che la società mi avrebbe posto tanti ostacoli. Posso invece affermare che fin dall’inizio la mia scelta vegetariana si è rivelata facilissima. Pensate che all’inizio avevo preso la decisione che, se per caso un giorno non avessi trovato cibo vegetariano, avrei preferito digiunare. Ma questo non è mai successo, nonostante per il mio lavoro io viaggi spesso, partecipi a cene sociali e altro ancora.

Anche in famiglia all’inizio ho trovato tanta comprensione: mia moglie anzi si preoccupava di non farmi mancare le proteine… Per un anno fui l’unico vegetariano a casa mia. Mia moglie e mio figlio seguirono la mia scelta dopo un anno e sei mesi più tardi fu la volta di mia figlia.

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