Il mio, un percorso senza ostacoli

Lucia Russo ⋅ Storie di vite veg ⋅ 27 maggio 2011 ⋅ Versione per Stampa

Per me è stato facilissimo: quando ho deciso di diventare vegetariana in realtà lo ero già da tempo! 🙂

In verità la carne non mi è mai piaciuta; come la maggior parte delle donne preferisco i carboidrati (soprattutto i dolci), e tuttavia ne ho mangiata tantissima. Chi come me è nella mezza età, ricorderà che negli anni ’60 la carne era uno status symbol, e, a casa dei miei genitori, quasi ogni giorno c’era la tortura della fettina: la carne era sostanza, la pasta faceva ingrassare (falso, falsissimo!) Adulta e libera da vincoli familiari, volentieri indulgevo in conviviali grigliate; ma la carne vera e propria, il pezzo di mucca insomma, in sè non mi è mai piaciuto.

Il primo barlume di consapevolezza me lo accese una decina di anni fa un’amica (tuttora onnivora) che, in una di queste grlgliate campagnole, mi disse: «Lucia, noi in realtà stiamo mangiando cadaveri». Ricordo che feci “spallucce”, ma questa cosa cominciò a lavorarmi dentro. Poi nel 2002 una svolta familiare: mio marito divenne vegetariano. Da allora non entrò mai più carne in casa mia (nè pollo, nè pesce, nè salumi): ogni tanto ne mangiavo quando eravamo da amici, ma sempre con meno entusiasmo.

Pian piano cominciai ad evitarla. Nel giro di un paio di anni mi ritrovai vegetariana senza nemmeno rendermene conto. Fu un approdo naturale, che confluiva nel percorso di yoga che ormai praticavo da anni. Ormai vivevo una realtà vegetariana, frequentavo il forum di Promiseland e visionavo con raccapriccio scene di macellazione bovina e suina. Guardavo con orrore i vitellini che, appesi per una zampa in una catena di montaggio, si dimenavano ancora vivi e coscienti. Come dicono i saggi dell’India antica, «Quando l’allievo è pronto, il maestro compare», e ciò che mi fece decidere “ufficialmente” fu una frase di Tiziano Terzani: «Come si può allevare la vita per ucciderla e poi mangiarsela?» Già: come si può? «Da questo momento non mangerò mai più carne» pensai. E ciò avvenne senza rimpianto alcuno. Mai.

Nel 2007 un’altra svolta familiare, ancora con protagonista mio marito: lui divenne vegano. Le motivazioni mi erano ben note, del resto tutti possono vedere in Rete le immagini degli allevamenti di galline, con i pulcini maschi triturati vivi perché incapaci di produrre uova; e solo un cuore spietato potrebbe sopportare senza alcuna emozione lo strazio di un vitellino strappato dalla sua mamma perché non ne succhi il latte, lo stesso latte che finisce sulle nostre tavole.

Ma anche allora non ero pronta. Io sono lenta nelle mie scelte, ma cerco di essere il più possibile coerente. «No, vegana mai e poi mai» argomentavo dentro di me quando valutavo la scelta del mio compagno. «Come si può vivere così? Non puoi accettare un biscottino, un dolcetto; niente torta mimosa, niente colomba, per non parlare della mitica setteveli, che secondo me dovrebbe essere famosa nel mondo per quant’è geniale». E infatti è stata la mia passione smodata per i dolci che mi ha trattenuto tanto tempo dal diventare vegana, eppure… a ripensarci oggi, posso dire che dopo circa un anno sarei stata più che pronta! Mangiavo vegan, facevo la spesa vegan (anche per me sola) e soprattutto “pensavo” vegan. Il gusto cambia, sapete: è solo questione di abitudine! Uova e latticini ormai mi disgustavano, anche sapendo cosa c’era dietro, ma mi lasciavo sempre la porta aperta ad una fetta di panettone.

Un anno fa circa sono diventata attivista per la causa vegetariana. Questo ha accresciuto ancora di più la mia consapevolezza: sentivo di dover dare il buon esempio, nè d’altra parte mancavano inviti familiari. Mio marito, giustamente, mi diceva: «Ma che aspetti a diventare vegana?» E così il mese scorso, poco dopo aver compiuto 50 anni, ho capito che era arrivato il momento. «Se non ora quando?» mi sono detta, riprendendo il motto di una manifestazione a cui ho partecipato con grande entusiasmo. A chi mi ricorda tutte le cose a cui ho rinunciato per sempre rispondo: «E’ un atto d’amore!»

Ora sono felice. Sul Forum vegano di Promiseland, dove scrivo col nickname di Gaia, a rischio di sembrare melensa ho scritto: «Mi sento felice come una monacella che si è appena fidanzata con Gesù!» 🙂


4 commenti a “Il mio, un percorso senza ostacoli”

  1. Tuo Marito è una bravissima persona.

    Ho grande stima di Lui!

  2. Bravissima Lucia!
    Ho letto la tua storia tutta d’un fiato, complimenti e un abbraccio.. 🙂

  3. Lucia appoggio in pieno le scelte che hai fatto ma ho una domanda. Io sono alla’ inizio del mio cammino e sono molto giovane, anche se la motivazione etica è più forte rispetto a quella salutistica vorrei sapere se obbiettivamente hai avuto delle carenze. Io pratico sport a livello avanzato e ho paura che una dieta del genere possa compromettere la mia salute. Ovviamente ho ancora molto da imparare e ti chiedo consiglio.

  4. Cara Elia, non solo non ho avuto carenze, ma in questi ultimi anni ho avuto modo di frequentare giovani e giovanissimi vegani che, non solo non hanno carenze, ma un paio di loro addirittura hanno risolto problemi di anemia!!!
    Per quello che riguarda mio marito poi vorrei aggiungere che quest-anno, a 56 anni suonati, si e fatto la maratona di New York, e l-ha chiusa tutta correndo in poco piu di 4 ore e mezzo! Quindi, se ancora hai qualche dubbio, fatti ogni anno le analisi del sangue, ma vai senza paura!!!

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