Karima, quella pecora che approdò a Lampedusa

Fabio Vento ⋅ Cultura antispecista ⋅ 21 giugno 2011 ⋅

Pochi giorni fa, insieme a diciannove tunisini, è approdata a Lampedusa anche una pecora. I primi sono stati deportati in un “centro di accoglienza”, lei è stata immediatamente abbattuta. Per l’antropologa Annamaria Rivera, di cui abbiamo già pubblicato un intervento, sono due declinazioni della stessa logica di potere:

Una volta giunti a Lampedusa, i dodici tunisini, le sei tunisine e il bimbo sono diventati tutti nuda vita, come la pecora: esposti all’arbitrio di poteri che hanno deciso preventivamente che essi non hanno il diritto di avere dei diritti. (…) Karima è l’emblema della gerarchia del dominio: siamo tutti sacrificabili dal momento in cui si è deciso che gli animali sono sacrificabili; siamo tutti mercificabili e riducibili a quantità irrilevante dal momento in cui si è deciso che tali sono i non umani.

Ne parla in un articolo su micromega-online che vi consiglio di leggere.


Un commento a “Karima, quella pecora che approdò a Lampedusa”

  1. ehhh già…cosa di doveva fare di quella pecora sopravissuta ai perigli del mare?? Abbatterla immediatamente…dove non aveva potuto il mare…ha potuto la mano assassina dell'”umano” …Che tristezza…Credo che non arriverà mai l’alba di quel giorno in cui gli esseri umani vedranno con gli occhi del cuore…

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