Empedocle, vita di un vegetariano in Sicilia

Fabio Vento ⋅ Ecologia e mondo veg ⋅ 25 luglio 2011 ⋅

Come non parlare, in un sito che tratta di alimentazione non violenta in Sicilia, di un grande maestro vegetariano come Empedocle?

Filosofo, poeta, scienziato, e – pare – anche autore di tragedie, Empedocle nacque intorno al 490 a.C. da una famiglia ricca e nobile di Agrigento. Molto attivo nella vita politica della propria città, combattè per la democrazia contribuendo a rovesciare l’oligarchia formatasi all’indomani della cacciata del tiranno Trasideo da parte del padre Metone.

Secondo il racconto di Diogene Laerzio, si iscrisse alla Scuola Pitagorica di Crotone divenendo allievo di Telauge, figlio di Pitagora. Gli insegnamenti della Scuola avrebbero informato gran parte del pensiero di Empedocle, infatti la sua filosofia si presenta come un tentativo di sintesi e combinazione del pitagorismo con le dottrine ioniche, eraclitee e parmenidee. Della filosofia ionica e da quella di Eraclito fece propria l’idea del “divenire”, del continuo e incessante mutamento delle cose; da Parmenide, al contrario, accettò la tesi dell’immutabilità e dell’eternità dell’Essere. Una contraddizione che il filosofo cercò di risolvere distinguendo la realtà che ci circonda, mutevole, dagli elementi primi, immutabili, che la compongono. Empedocle chiamò tali elementi “radici” e, in accordo con la tradizione orfica, associò a ciascuno di essi a una particolare divinità greca: fuoco (Ade), aria (Zeus), terra (Era), acqua (Nesti).

Ma in Empedocle l’insegnamento pitagorico si manifestò anche nella scelta vegetariana. Nelle Metamorfosi, non a caso, Ovidio farà pronunciare a Pitagora queste parole:

Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d’uva sulle viti! Ci sono erbe dolci e tenere […]. La terra nella sua generosità vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue […]. Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali! Ti par possibile che tra tanto ben di dio che produce la terra, ottima tra le madri, a te non piaccia masticare altro coi tuoi denti crudeli che carne ferita, riportando in voga le abitudini dei Ciclopi?

Fondamento di tale disciplina era la teoria della metempsicosi: nello scritto Purificazioni Empedocle sostenne l’esistenza dell’anima immortale in contrapposizione ai fenomeni passeggeri di nascita e morte, dovuti al manifestarsi delle due forze sovrannaturali Amore e Odio. All’atto della morte l’individuo si reincarna in una nuova vita, animale o vegetale, per scontare i peccati commessi: un ciclo che si protrae per millenni fino alla completa “purificazione” e al ritorno alla dimensione divina.

La convinzione che in ogni essere vivente vi fosse un’anima, e anzi lo stesso tipo di anima, portò Empedocle al rifiuto categorico dei sacrifici cruenti. A tale riguardo c’è un curioso aneddoto, tramandato dalla leggenda: si narra che, dopo una vittoria olimpica alla corsa dei carri, per attenersi all’usanza secondo cui il vincitore doveva sacrificare un bue, Empedocle ne fece fabbricare uno di mirra, incenso e aromi e lo distribuì ai presenti.

La sua morte avvenne intorno al 430 a.C.: su di essa sono state narrate numerose leggende, connesse alla sua fama di mago. I suoi amici e discepoli raccontano che, particolarmente amato dagli dei, fu assunto in cielo; Eraclide Pontico, dal canto suo, sostiene che si gettò nel cratere dell’Etna e che dopo qualche istante, per tutta risposta, il vulcano eruttò uno dei suoi famosi sandali di bronzo.

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