Franco Battiato: dalla Sicilia un vegetariano illustre

Fabio Vento ⋅ Storie di vite veg ⋅ 14 novembre 2011 ⋅ Versione per Stampa

Scelta vegetariana in Sicilia: come non citare un personaggio illustre qual’è Franco Battiato?

Nato a Giarre (CT) nel 1945, vanta una carriera ormai cinquantennale: cantautore, compositore, ma anche regista e pittore, è fra gli artisti più eclettici del panorama italiano. Da molti anni appassionato cultore delle tradizioni filosofiche orientali, si è sempre detto vegetariano.

Coerentemente con il suo carattere schivo, ha rilasciato poche dichiarazioni in merito: quanto basta, però, per farsi un’idea. Nel 2008, in un’intervista a “La Repubblica”, afferma:

Sono vegetariano convinto da tanti anni, nemmeno ricordo quanti. Già da piccolo rifiutavo la carne, non mi piaceva proprio. Poi le tradizioni hanno avuto il sopravvento e il profumo del pesce fritto ha finito per colpire i sensi. Più tardi, dopo dieci anni di fanatismo macrobiotico, poco a poco, col passare del tempo essere vegetariani è diventata una necessità esistenziale. Non posso più nutrirmi di qualcosa che è vicino alla sensibilità umana. E un giorno ormai lontano ho capito che la mia era una scelta irreversibile. Anche perché vedo i risultati sulla mia salute e sul mio stato mentale. Da quando ho bandito carne e pesce, faccio sogni più belli e so per certo che dipende dal cibo che mangio. Detto questo, però, non mi viene proprio di lanciare anatemi contro i carnivori o scomunicare chi ama il pesce fritto. Non fa parte della mia cultura.

Qualche altro dettaglio lo si trova nel saggio Sowa Rigpa – La scienza della guarigione per un’alimentazione consapevole (Infinito Edizioni, 2010). Si tratta di un dialogo informale con l’amico Giuseppe Coco, che dai precetti della medicina tradizionale tibetana mutua consigli e suggerimenti per un’alimentazione sana e, naturalmente, vegetariana. Contiene anche particolari interessanti sulle esperienze e abitudini dell’artista, come questo aneddoto che è forse vera e propria “chiave di volta”:

Vivevo a Milano da molti anni. Un’estate di circa trent’anni fa tornai in Sicilia. Alcuni amici mi invitarono a pescare. L’aria delle primissime ore del mattino è sacra. Si trattava di pesca di fondo, quindi con la barca di allontanammo da riva per qualche chilometro. La loro abilità tecnica mi strabiliò. Riuscivano a capire, solo dal tocco, il tipo di pesce che avevano preso ancora prima di tirarlo fuori dall’acqua. Dopo un po’ di tempo, anch’io riuscii a pescarne uno. Una volta fuori dall’acqua, lo guardai e, a sua volta, lui mi guardò. Dissi a uno dei miei amici: «Per favore, ributtalo in acqua». Così finì la mia esperienza di pesca!

E ancora:

Non conoscevo gli scritti di Chatral Rinpoche [uno yogi appartenente alla scuola buddista Nyingma, n.d.r.], mi sembra interessante la valenza che viene data alla scelta vegetariana come valore aggiunto, coadiuvante e predisponente per la crescita spirituale personale.

Vegetarismo come scelta etica, ma anche come approdo di un percorso – nel suo caso del tutto spontaneo – verso un’alimentazione sana e naturale:

Sono diventato astemio, non bevo più caffè, non fumo: è successo tutto in maniera spontanea, veramente. Quando si arriva a scegliere spontaneamente, come nel mio caso, è da considerare un regalo. [...] Ora il mio fisico non ne vuole più sapere di queste cose, in un certo senso ricevo lezioni dal mio corpo ed è una cosa strana, quasi una beffa: è lui che mi ha urlato quando mi sono trovato due anni fa, in un ristorante a Macerata, ad assaggiare un’oliva… Improvvisamente ho sentito un milione di cellule del mio corpo gridare come per ribellarsi. Ho chiesto al cameriere cosa ci fosse dentro quell’oliva e mi ha fatto un elenco: carne di maiale, mortadella, salsiccia… dentro un’oliva c’era una salumeria, in forma atomizzata.

Non manca un piccolo scoop:

Qui [a Milo (CT), dove vive da tempo, n.d.r.] ho il mio orto. Gli amici a cui regalo i pomodori di mia produzione mi dicono: «Ma com’è possibile? Non mangiavo pomodori così buoni da un sacco di tempo!» In realtà non facciamo niente di particolare, è la qualità della terra che permette tutto ciò.

Per concludere, una nota musicale. Quanti di voi sanno che Battiato ha dedicato una sua canzone alla pratica “nefasta” del consumare carne? Si tratta di Sarcofagia, nell’album Ferro Battuto (2005), ed è liberamente ispirata al trattato di Plutarco Del mangiare carne:

Fu nefasta e temibile l’età del tempo
Di profonda e irrimediabile povertà
Quando ancora non si distingueva l’aurora dal tramonto
Quando l’aria della prima origine mischiata a torbida
E instabile umidità al fuoco ed alla furia dei venti
Celava il cielo e gli astri
Come può la vista sopportare l’uccisione di esseri
Che vengono sgozzati e fatti a pezzi
Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue
Le carni agli spiedi crude
E c’era come un suono di vacche
Non è mostruoso desiderare di cibarsi
Di un essere che ancora emette suoni
Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo

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