Tutto merito di Camilla!

Paola Sobbrio ⋅ Storie di vite veg ⋅ 9 dicembre 2011 ⋅ Versione per Stampa

Correva l’anno 1993 quando decisi di non nutrirmi più di animali terrestri e iniziai a ridurre il consumo di quelli acquatici in modo decisivo. Devo dire che ho sempre portato avanti la teoria che ciò che più detesto del mangiare carne è la sofferenza che sta a monte del consumo, ossia l’allevamento, e che nessun essere – quadrupede o bipede che sia – dovrebbe essere ucciso per nutrirne un altro che di certo non ne ha bisogno per crescere sano, soprattutto se arriva alla morte dopo una vita d’inferno.

Ciò che mi ha spinto a diventare vegetariana è stato l’incontro con la mia bellissima cagnetta Camilla. Un meticcio “trovatello” che vagava per le strade di Messina e che ho adottato, nonostante già avessi Flick, un terribile e mordace volpino 🙂

Camilla, che oggi non c’è più, è il cane più intelligente che abbia mai avuto: quando l’ho trovata era tutta gonfia. L’ho portata a fare i controlli di routine all’ambulatorio della facoltà di Medicina Veterinaria di Messina che all’epoca si trovava nella sede del macello comunale. Non era piacevole star lì con il tuo cane per cercare di curarlo e, nel contempo, sentire urla disumane di maiali consapevoli di andare incontro alla morte. Non credo che chi ama gli animali possa far curare il proprio e rimanere insensibile alla sofferenza degli altri. In quell’occasione ho deciso che non avrei mai più toccato un pezzo di carne. Nessun maiale, mucca, vitello, agnello, etc. sarebbe morto per nutrire me.

Non penso d’essere nessuno per decidere di far morire un altro essere vivente per il puro gusto del palato. Certo, la riflessione da fare sarebbe più generalizzata, ma non è questa la sede. Sono diventata non carnivora immediatamente una volta presa la decisione. Non sono più “pescivora” da un paio d’anni, ma già da moltissimi anni non mangiavo né tonno, né pescespada, aragoste, polpi e simili.

Nel 1998 ho avuto una figlia, Giulia: anche lei è quasi vegetariana, a meno di poche scorribande carnivore. Io, dal canto mio, quando ero incinta non mangiavo carne in modo assoluto, ma i miei valori sono stati sempre perfetti: ho pure allattato per 20 mesi!

Quando mi dicono che la scelta vegetariana è difficile, beh, devo essere sincera: non capisco! Io non potrei nutrirmi di animali e da anni non li cucino neanche per gli altri: sono cadaveri di esseri viventi che soffrono, gioiscono, provano cosa significa essere madri e padri, proprio come noi. Io non credo che una scelta, se sentita, meditata, voluta, sia realmente difficile. Quando sono diventata vegetariana ero una delle poche persone del mio “ giro”. Oggi sono in buona compagnia, anzi talvolta qualcuno mi dice pure “beata te”!

Non mangio quasi più formaggio e quel poco di cui mi nutro, cerco di capire da dove proviene e soprattutto se gli animali – sia pure in allevamento – sono trattati bene. Le uova le acquisto da una mia amica che ha le galline libere e razzolanti. Cerco di far scelte non violente: di certo non è sempre facile, ad esempio nel caso delle scarpe risulta difficile ma non impossibile.

Mangiare vegetariano si può ed è bello e gustoso, e soprattutto molto più vario di quanto si pensi. E’ una filosofia di vita che ci fa stare in pace con noi stessi e in armonia con il mondo.

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