Galline in batteria, un (piccolo) passo avanti

La Palermo Vegetariana ⋅ Cultura antispecista ⋅ 10 gennaio 2012 ⋅

Buone notizie per le galline ovaiole, anche se poteva andar meglio: dal 1° gennaio 2012, dopo innumerevoli deroghe, anche l’Italia attua la direttiva europea 1999/74/CE che mette al bando i tradizionali allevamenti in batteria.

Le gabbie, purtroppo, rimangono. Ma dalle attuali dimensioni, pari a quelle di un foglio A3, passano a 750 cm² per gallina e dovranno essere munite di nido, lettiera, posatoio e di una mangiatoia utilizzabile senza limitazioni. La dismissione delle vecchie gabbie avverrà gradualmente: fino al 30 aprile, infatti, non sono previste sanzioni. Una dilazione che fa storcere il naso, se si pensa che dalla promulgazione della direttiva (1999) gli allevatori hanno avuto ben 12 anni per “mettersi in regola”.

Resta inoltre consentita, fino a nuove disposizioni, la commercializzazione di uova “da batteria” prodotte al di fuori della Comunità Europea: queste saranno però identificate dalla dicitura “non conforme alle norma UE”.

A prescindere da questi riscontri, La Palermo Vegetariana invita i propri lettori a non acquistare alcun tipo di uova, neppure bio. Ci fa piacere che le condizioni delle ovaiole siano destinate a migliorare, ma siamo consapevoli che non esiste allevamento industriale, neppure biologico, che non preveda l’uccisione prematura della gallina (al calare del suo rendimento) e dei pulcini maschi (non utili alla produzione di uova). Peraltro dell’uovo, come conferma la scienza della nutrizione, si può tranquillamente fare a meno e se ne guadagna in salute.

Se siete decisi a non fare a meno delle uova vi invitiamo, per lo meno, ad acquistare da allevamenti biologici: li distinguete dal codice sovrimpresso sul guscio, che inizia con il numero 0.

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