La mia scelta vegetariana? Un’evoluzione di pensiero

Lorenzo Aquilino ⋅ Storie di vite veg ⋅ 6 maggio 2012 ⋅

Un continuo crescendo di sensazioni e di scoperte. Un’evoluzione di pensiero, fatta di esperimenti e di costanti perfezionamenti. Farei fatica ad elencare, in ordine d importanza, le tante motivazioni della mia scelta vegetariana/vegana. Sono vegetariano da quattro anni e vegano da pochi mesi e lungo questo percorso ho sentito più forte lo spirito ora dell’una, ora dell’altra motivazione. Ora dell’altra ancora.

Le immagini degli allevamenti intensivi e dei mattatoi, non c’è dubbio, producono la prima, decisiva, scintilla; da buon mangiatore di carne e di pesce mi ritrovo vegetariano, senza rimpianti. Restano solo le uova. Ma le motivazioni etiche da sole non bastano, sono solo un punto di partenza. Emergono una coscienza critica e una consapevolezza che non sospetti di possedere. Capisci che anche al business della carne dobbiamo la fame e l’iniqua distribuzione di cibo, terre e risorse. Scopri, non senza sorpresa, il ruolo degli allevamenti industriali nell’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere. Quasi ti stordisce il solo pensare allo spreco di acqua necessario per produrre quella carne di cui il mondo occidentale è ghiotto, sino all’abuso.

Già, a proposito di abuso. Sin dalla nascita siamo abituati a guardare alla malattia, quando arriva, come ad un fatto ineluttabile, dovuto ai geni o a chissà quale punizione del cielo. O, al limite, alle varie forme di inquinamento. Posizioni, queste, che fanno ben comodo ai grossi nomi del business dei farmaci, inutile nasconderlo. Mi domando se sia ancora possibile continuare a credere, rassegnati, che la salute non dipenda, in buona parte, dall’alimentazione. Comincio a leggere e a documentarmi pescando, soprattutto, da fonti il più possibile “indipendenti”. La mia vita da vegetariano entra nella seconda fase, più matura. Si insinua in me il desiderio di applicare la coscienza critica anche alla mia salute. Sto più attento all’alimentazione, mi rendo conto che non basta dire addio a carne e pesce, e ora anche alle uova. Certo, i benefici fisici e psicologici li avevo già sentiti, in termini di maggiore efficienza e vitalità. Quei feroci mal di testa, ad esempio, si erano felicemente diradati, fino a sparire. Un caso? La scelta vegetariana, anche senza ulteriori accorgimenti, è già discretamente “salutista” e la letteratura scientifica (persino quella “ufficiale”) lo conferma. Ma, adesso occorre uno scatto in più, un salto di qualità. Scopro l’alimentazione naturale, l’igienismo, il crudismo tendenziale. L’attività sportiva ne trae infinito giovamento (altro che proteine nobili della carne!), per non parlare di quella intellettuale, sferzata dalla ventata di rinnovamento che ho appena descritto. Mi sento libero e più padrone della mia salute. Senza troppi fanatismi, pur non nascondendo l’indignazione per ciò che si potrebbe fare, in termini di prevenzione, e non si fa. Ed è facile immaginarsi il perché.

Se qualcuno volesse da me poche parole convincenti che, seminate, possano dare frutti, direi semplicemente: non è vero che noi vegetariani/vegani pensiamo solo agli animali. Pensiamo anche al genere umano, alla sua salute e ad una più equa distribuzione di cibo e di risorse. E il consumo di carne, con la sua ingombrante industria, rappresentano un ostacolo a tutto ciò: non lo si può più ignorare. Specie in questi tempi di crisi su tutti i fronti.

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