Intervista a VegUp e Zen Kitchen

Davide Cangemi ⋅ Storie di vite veg ⋅ 23 gennaio 2014 ⋅ Versione per Stampa

Oggi intervistiamo VegUp e Zen Kitchen, due progetti di diffusione della cultura vegan sul territorio siciliano e non.

 

Mi è capitato di conoscere Anita Formento (VegUp) e Chiara Cardona (Zen Kitchen) al VeganMed Fest tenutosi lo scorso dicembre a Cefalù, località marittima della provincia di Palermo; stavano tenendo un workshop sulla cucina vegana davanti ad un nutrito gruppo di vegani accorsi dal territorio siciliano e di gente locale curiosa.

Durante il laboratorio sono rimasto colpito dalla facilità con cui sapevano comunicare con la gente, la capacità di adattamento  nonostante i limitati mezzi a loro disposizione, la simpatia e la bontà dei manicaretti che hanno preparato con ingredienti semplici.

Ecco perché, finita la dimostrazione, ho pensato di avvicinarle per proporre loro quest’intervista.

Oltre a occuparsi di workshop, Anita e Chiara tengono corsi di cucina vegana, anche a domicilio, aperitivi, catering e curano i rispettivi siti internet pieni di ricette e notizie sul mondo veg.

 

 

 

Allora cominciamo con l’intervista. Benvenute  nella sede “virtuale” della Palermo Vegetariana.

 

 

Premesso che il termine “Vegan” è stato coniato nel 1944 da Donald Watson, e che vuol dire una cosa sola, ovvero condurre un’esistenza basata sul rifiuto per ogni forma di sfruttamento degli animali (alimentazione, abbigliamento,spettacolo, eccetera); come traduci nella tua vita la scelta “vegan”?

Vegup: Esattamente col significato della parola stessa. Non si sceglie di essere Vegan per caso, solitamente questa scelta è frutto di una riflessione che ti porta a voler vivere lontano da tutto quello che è “sofferenza”. Per me vivere lontano dalla sofferenza vuol dire non mangiare nulla che abbia anche solo un ricordo di crudeltà, vuol dire non portare nessun capo di abbigliamento che derivi dagli animali etc etc. Non è per niente difficile se si è convinti della propria scelta.

 Zen Kitchen: Le mie scelte sono sempre state dettate più che dal termine “vegan” dalla mia spinta interiore a vivere in modo armonioso e rispettoso: partendo da me per arrivare a tutto ciò che mi circonda, animali, piante, esseri umani… Che poi il mio stile di vita ricada di conseguenza nella categoria “vegan”piuttosto che “ecosostenibile” etc è stata solo una conseguenza. Non ho mai deciso “Ecco da oggi divento così!” ma è stato un”naturale” e direi quasi “ovvio” percorso. Fra l’altro non amo molto le definizioni: “vegano” vegetariano” “carnivoro””crudista” sono tutte definizioni in cui non mi riconosco e che non condivido perché mi rendo conto che nella comunicazione portano spesso a separazione e diffidenza anziché comprensione!

 

Nella vita di ogni giorno nessuno di noi è esente dal praticare forme di compromesso, costretti dalla necessità di adattarci alla società contemporanea. Cos’è per te il compromesso e come lo vivi nella tua vita?

V: Devo dire che mi ritengo abbastanza fortunata,raramente scendo a compromessi, il mio compromesso più grande può essere quello di andare a mangiare una pizza con gli amici e prendere una marinara perché non hanno altro… ma non sono compromessi, è spirito d’adattamento.

Z: Vivo malissimo nel compromesso, credo come tutti!

 

Credi che insisterai nel perseguire nuove frontiere etiche e salutari, o per te la scelta vegan è un punto d’arrivo?

V: Mi considero in un continuo divenire; ero onnivora, sono diventata vegetariana e poi vegana, domani chissà!

Z: Non mi sento arrivata in nessun luogo al momento, mi sento giusto per strada, ed è questo il bello per me!

 

Diventa sempre più comune sentire di cuochi”convertiti” al veganesimo sparare castronerie a raffica nelle loro apparizioni pubbliche e dare un cattivo esempio a vegani e non vegani, con le loro bizzarre visioni della scelta vegan; come il cuoco vegan che ostenta il suo indossare pelle e mangiare il miele, additando chi non fa come lui come “vegano estremista” o “integralista”. Tu che tieni workshop, corsi di cucina e tanto altro, secondo te cucinare vegan e essere vegan sono la stessa cosa?

V: Credo di vivere abbastanza coerentemente la mia “veganità” e di trasmetterla con abbastanza serenità anche nei corsi,workshop etc. Essere coerenti al 100% è abbastanza impegnativo, c’è chi lo fa echi no, soprattutto in questo momento in cui c’è la moda del vegan. Ci sono persone che si definiscono vegetariane e mangiano alimenti con lo strutto,formaggi con caglio animale etc etc. Tutti possono cucinare vegan ma non è detto che lo siano!

Z: Cucinare vegan ed essere vegan non sono assolutamente la stessa cosa: hai dato tu stesso la definizione “canonica” dell’essere vegan che comprende un modo non solo di alimentarsi ma uno stile di vita. E’ chiaramente diverso dal cucinare vegan che è un aspetto parziale del vivere vegan: spesso vanno di pari passo ma la descrizione del termine “vegan” non lascia spazio a dubbi! 🙂

 

Passiamo alla tua professione. Anche se è stato accennato sopra, puoi spiegarci nel dettaglio di che ti occupi nella vita?

 V: Ufficialmente lavoro al Kokoschka di Messina, un cocktail bar,  in cui mi occupo della gestione della cucina,ovviamente scatta il conflitto di interesse e il 95% dei prodotti che entrano ed escono da lì sono vegan e i clienti all’orario dell’aperitivo, si ritrovano nel piatto hummus, frittata con la farina di ceci, creme dolci di azuki etc etc. Insieme al Kokoschka convive VegUp con cui organizzo eventi come aperitivi, catering o cene 100% vegan, corsi di cucina anche a domicilio, workshop, showcooking e tutto quello che riesco a fare per diffondere la cultura vegan. Collaboro con VeganLab.it, progetto di divulgazione nato dal team di Veganblog.it per cui faccio corsi di cucina in tutta la Sicilia. Tutte queste cose si intrecciano e convivono in armonia, non posso volere di più!

Z: Mi occupo di cucina naturale e vegan a 360 gradi: cucino come cuoca per ristoranti e locali, organizzo cene, corsi e laboratori di cucina naturale e vegan… e adoro entrambi gli aspetti di questo lavoro: la parte creativa in cucina da sola quando preparo un piatto nuovo e sto da sola in silenzio a lavorare…è bellissimo! Ma adoro anche i laboratori durante i quali mi trovo faccia a faccia con il pubblico e parlo, racconto, trasmetto tutto quello che so e soprattutto la mia passione: il complimento più bello che mi abbiano mai fatto è stato proprio dirmi alla fine di un corso: “Grazie perché mi hai trasmesso la passione e l’amore per il cucinare in questo modo!!!” …è la cosa più importante per me…le  ricette si possono trovare ovunque!!!

 

Dove reperisci gli ingredienti per i tuoi piatti? È importante la loro qualità?

V: Nelle scelte degli ingredienti sono molto territoriale, mi servo spesso di una catena di supermercati che vende solo prodotti siciliani. La qualità non è importante, è fondamentale. Quello che non mi stancherò mai di dire è che bisogna ricominciare a seguire la stagionalità dei prodotti sia per mangiare meglio che per spendere meno. Al mercato è pieno di carretti che vendono fruttae verdura locale, ottima, a prezzi molto più bassissimi. Sono i frutti della nostra terra perché andare a prenderli altrove?

Z: E’ importantissima la qualità, non c’è dubbio! Tendo sempre a cercare ingredienti di stagione, se possibile bio. Ho moltissimi posti in cui mi fornisco perché ognuno mi offre un prodotto particolare. Da un anno circa vivo a Brescia per portare avanti il mio progetto e ho purtroppo un po’ abbandonato il termine “km zero”perché mi faccio mandare tantissimi prodotti dalla Sicilia e dalla Calabria.. .la Zenkitchen non può far a meno dei prodotti del Sud!

 

Che rapporto c’è tra catene di distribuzione e alimentazione? La scelta vegana può andare d’accordo con la grande distribuzione alimentare?

V: Molti grandi supermercati trattano diverse linee di prodotti bio, eco e/o vegan, se piacciono perché non comprarli. Io preferisco sempre il “Made in Sicily”!

Z: Credo che qualsiasi modalità che schiavizzi gli esseri viventi, che li abbrutisca, che li faccia ammalare sia in squilibrio con la vitae con questo tipo di scelta. Quando la grande distribuzione dà questi effetti allora è in disaccordo con la scelta vegana!

 

I vegani in Italia sono pochissimi, molto meno dei vegetariani. Ciononostante ecco che ogni giorno che passa, questa parola viene pronunciata sempre più spesso in Italia. Secondo te che grado di presa di coscienza “vegan” c’è nel “Bel Paese”? Com’è la situazione dal punto di vista ristorativo? C’è richiesta di chef? La gente è interessata o ancora schiava del pregiudizio?

V: Siamo pochi, non pochissimi ed il numero è in costante aumento. Sarà per la crisi, sarà per presa di coscienza ma sempre più gente “ritorna alla natura”; contrariamente a quello che si pensa mangiare in modo sano e naturale è molto più economico rispetto ad un’alimentazione tradizionale onnivora… basta confrontare i prezzi della carne o del pesce con quelli dei legumi o degli ortaggi, la differenza è enorme. Come aumenta il numero dei vegani aumenta anche l’offerta dei locali,paninoteche e bar vegani spuntano come funghi… ben vengano! La richiesta di chef sta aumentando, anche qui al sud dove le cose si sa, procedono un po’ più lentamente.

Z: Il termine vegan sta entrando sempre di più nel vocabolario degli italiani, credo che complice sia soprattutto l’attenzione che finalmente si sta ponendo all’alimentazione e come la nostra salute dipenda da questa, di conseguenza compare la parola vegan perché è sicuramente uno degli stili alimentari più sani. La maggior parte delle persone che frequentano i miei corsi scopro che non sono veg, ma persone che si sono documentate hanno scoperto che si sta meglio mangiando in un modo diverso. Quindi anche se per altre vie rispetto a quello che è l’origine del termine, alla presa di coscienza del veganismo, molto lentamente ci si sta arrivando! Vedo che la situazione ristoratori con menù vegan è molto diversa tra Nord e Sud Italia: al Nord i ristoratori si stanno organizzando con dei menù diversificati per accaparrarsi nuovi clienti! Al Sud forse questa esigenza si avverte di meno perché la dieta è più vegetariana già di partenza con una grande ricchezza di frutta e verdura tutto l’anno quindi questa esigenza si avverte meno. Nella mia esperienza la gente la trovo molto interessata a questo tipo di alimentazione, incontro anche molti detrattori, ma sono veramente rari! Io come chef vegan mi trovo in un buon momento, perché l’interesse è crescente su questo settore, e noto un forte interesse nei confronti di quello che faccio! Mi ritengo molto fortunata!

 

Ti va di spendere due parole sull’esperienza VeganMed Fest?

V: Io e Chiara avevamo progettato già da tempo dei corsi da fare insieme e il VeganMed Fest è stata l’occasione perfetta al momento giusto. Mi sono divertita tantissimo, ho dato volti a tanta gente e a tanti progetti che conoscevo solo via internet. Mi hanno stupito tantissimo i partecipanti ai nostri corsi… tantissimi e attentissimi! Il bilancio è positivissimo, stiamo già lavorando con gli organizzatori alla seconda edizione.

Z: L’esperienza VegMed è stata veramente bellissima, l’ho trovata molto “vera” e ricca”umanamente”. Un festival fatto proprio allo scopo di sostenere qualcosa in cui si crede e valorizzarla! Gli organizzatori del Festival sono stati favolosi e così disponibili; il pubblico affettuoso, accogliente, attento e partecipe; fare i laboratori con Anita di VegUp… che bello!!! Anche lei non ama le regole e la staticità quindi è  stato veramente divertente perché, per vari motivi, ci siamo ritrovate  entrambe ad improvvisare tanto sul momento quello che ci veniva… adoro cucinare così… è creativo!

 

…e finalmente parliamo di cibo:

 

La prima domanda è d’obbligo: sei vegana, ma che mangi?
V: Sono vegana e come tutti ho i miei periodi, sai quando scopri una cosa nuova che ti piace tantissimo? ecco io sono così, perora è il periodo dell’insalata e dell’hummus! E’ che in realtà ho pochissimo tempo per cucinare per me, cucino sempre e solo per gli altri,aggiungi che lavorando di sera vivo con un altro fuso orario; gli orari di colazione, pranzo e cena non coincidono più con quelli “normali”, il tempo che mi rimane lo sfrutto per provare ricette nuove per il locale o per il blog e dopo una giornata in cucina ho ben poca voglia di vedere cibo e quindi insalatina e hummus!!

Z: Tutto! Non ho mai visto nemmeno per un secondo la mia alimentazione limitata, anzi, direi che sono in difficoltà perché più vado avanti e più scopro che ci sono ancora ortaggi, erbe spontanee, bacche, semi, spezie, frutti, varietà di vegetali esotici piuttosto che varietà antiche che ancora non conosco. La biodiversità a tavola è fra l’altro la base della salute, un modo stupendo per prenderci cura!

 

Avrai di sicuro un cavallo di battaglia da sfoderare durante i tuoi corsi/workshop. Descrivici la tua creatura.
V: La mia creatura migliore è la pseudo Cheesecake ma che in realtà non faccio mai ai corsi perché ci vuole troppo tempo tra un passaggio e l’altro. Anche qui seguo molto la frutta di stagione, d’inverno quando c’è bisogno di qualcosa che scaldi il cuore la base è al cioccolato, la crema di mandorle e pere, e il topping al cioccolato; d’estate base al te verde, crema al latte di cocco e topping di pesche o mango.

 Z: Amo fare di tutto, e non mi piace ripetermi, nonostante qualcosa sia “vincente” mi piace sempre stupirmi e inventarmi delle cose nuove… Il mio cavallo di battaglia forse è un “ingrediente”: la farina di carrube che per me vuol dire Sicilia. L’ho scoperta quando vivevo a Siracusa e da allora è diventato questo il mio cavallo di battaglia: durante i miei corsi o showcooking appena comincio a raccontarne la gente mi guarda incuriosita… poi assaggiano il risultato… e non l’abbandonano più…C’è gente che mi ringrazia ancora per avergliela fatta scoprire e mi raccontano le nuove idee che hanno avuto per usarla!!!

 

Secondo te,qual è il giusto equilibrio tra gusto e nutrimento?

V: Il gusto è molto personale, ci sono molte cose che non piacciono ma se cucinate bene assumono tutto un altro sapore e gusto e nutrimento vanno a braccetto 😉

Z: Io cerco sempre di associare le due cose, il nutrimento deve essere di tutti i sensi, non solo a livello fisiologico: è bello quando abbiamo un piatto che nutre il corpo, che rallegra la vista e che soddisfa i propri gusti!

 

Si fa un gran parlare di presunte carenze alimentari di vegetariani e vegani. Terrorismo psicologico o reale possibilità? Qual è la tua opinione a riguardo e come risolvi questa problematica con l’alimentazione?

V: Sono fermamente convinta che un’alimentazione vegan non ha carenze, o meglio può avere le stesse carenze che ha l’alimentazione onnivora se male applicata.

Z: Questo è un argomento molto complicato che non si può liquidare in “terrorismo” o”reale possibilità”. Se fai una ricerca troverai le pubblicazioni scientifiche che dicono una cosa e poi quelle che dicono l’esatto opposto: ho la fortuna di essere una nutrizionista quindi so come nutrirmi e non ho mai avuto dubbi a riguardo. Quello che penso è che ognuno dovrebbe approfondire l’argomento perché mi accorgo continuamente che le informazioni vengono date costantemente ma in modo parziale, reinterpretate,direi quasi personalizzate e di conseguenza si trasformano in un informazione errata. Conoscere la scienza dell’alimentazione ha un valore infinito per ognuno di noi perché dall’alimentazione dipende la nostra salute!

 

Parliamo di torte. Certo, questa non è una vera domanda, ma puoi sul serio parlare di torte nel modo che preferisci.

V: Devo dire che per mancanza di tempo ne faccio davvero poche; l’ultima che ho fatto risale ad almeno un mese fa: mi è stata commissionata tramite Veganlab; ho fatto il pan di spagna di grano saraceno, l’ho farcito con la marmellata di mirtilli rossi e ho ricoperto con cioccolato fondente… era la torta di compleanno di Red Canzian dei Pooh, che proprio in quel giorno suonava a Messina, una sua fan gli ha voluto fare una sorpresa ed ecco la torta vegan!

Z: Ragazzi sono di poche parole, non riesco a palare di torte… mi diverto più a farle!!! =)… Vi posso dedicare quella che ho appena preparato: soffice torta di nocciole e mele!

 

Che messaggio vuoi dare agli utenti del sito “Palermo Vegetariana”?

 V: Sono loro che al massimo possono darmi qualche consiglio 😉

 Z: Be happy! 🙂

 

Per concludere: riportaci la perla dell’onnivoro più “testa di legno” che hai conosciuto.

 V: In realtà è successo aduna mia amica ma l’oggetto della discussione ero io: avevamo una cena tutti insieme e ai tempi ero l’unica vegan della compagnia; questa mia amica ha girato diverse pasticcerie perché voleva trovare un dolce anche per me; entra in un negozio, spiega cosa posso e non posso mangiare e chiede se quindi avessero un dolce anche per vegan; il commesso per tutta risposta le dice: “Ah… poverina questa tua amica… che brutta malattia!”…Non aggiungo altro!

Z: Non mi piace parlare con le teste di legno, è come fare un monologo!

 

Lasciate un saluto agli utenti della Palermo Vegetariana 🙂

 V: Visto che la distanza non è tanta, spero di venire presto a Palermo e salutarvi e ringraziarvi di persona per le splendide iniziative che portate avanti!

Z: Spero di rivederci presto sempre in Sicilia, un pensiero che mi mette sempre di buonumore!!! 🙂

 

Grazie a Vegup e Zenkitchen.

 

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